Riflessi


Anno: 2009
Artista: Fossati Andrea
Posizione:
Descrizione:

Vincitore I edizione premio Novart

Si apprezza il tentativo di corrispondere al tema “corpi” con impegno e ricerca tecnica.

Si premia l’installazione Riflessi di Alessandro Rizzo e Andrea Fossati per la capacità di fondere linguaggi differenti che implicano abilità tecnologiche e capacità di inserire l’elemento casuale all’interno dell’opera.


titolo:  RIFLESSI

installazione audio-video interattiva

presenza, specchi, suoni, colori, web-cam, casse

audio, videoproiettore, PC

autori:  ANDREA FOSSATI, ALESSANDRO RIZZO, RUBEN FRISO

anno:    2008/2009

 

 “… non abbiamo voluto creare un’opera, abbiamo voluto predisporre un evento …”

“RIFLESSI” è il prodotto di un percorso di ricerca e riflessione che parte dalla “Gesamtkunstwerk” (opera d’arte totale) wagneriana, prosegue nella sinestesia baudelaireiana, arriva alla drammaturgia dell’evento dadaista. E ancora: attraversa le riflessioni di Umberto Eco sulla “Opera Aperta”, continua sino al multimediale con il nuovo ruolo che l’artista assume nell’era digitale, e quindi approda agli scenari aperti dall’interattività.

L’idea attorno a cui ruota tutta l’istallazione è quella che lo spettatore non sia più tale. Egli entrato in “RIFLESSI” diviene attore o meglio diviene artefice, compartecipando all’evento. È la sua presenza infatti, analizzata e scomposta, il presupposto essenziale di tutto il lavoro. È con l’esserci che tutto parte ed è all’esserci che tutto torna.

Lo spettatore, riscritto nel linguaggio della macchina, viene ricomposto sotto forma di eventi sonori e da questi in colore.

I quali, attraverso due proiezioni incrociate, invadono lo spazio, quindi il loro artefice primo.  Ma è solo con la sua immagine riflessa nello specchio che il “quadro” così formato diviene visibile nella sua interezza, perché è solo qui che l’impronta della sua ombra verrà a fondersi con il colore.

“RIFLESSI” è stata sviluppata con la versione 3.0 di EyesWeb.

La patch è formata da un sensore di presenza che funge da interruttore. Da una parte di analisi dello spettatore che fornisce i numeri necessari alla creazione, tramite MIDI, dell’evento sonoro. Questo, a sua volta, sta alla base della parte successiva che si occupa di generare, miscelare e dar forma all’evento video.

 

Per un' estetica dell' evento

In questa nostra era della connessione, dove la dicotomia tra realtà ed immaginazione si è fatta quanto mai labile, il ruolo dell' arte strettamente legata fino ad oggi all'universo dell'immaginario più che alla dimensione del simbolico, va ripensato.

Occorre formulare estetiche in grado di instaurare nuovi rapporti fra opera e fruitore, significante e significato, arte e società.

È proprio in questo solco, e verso questa meta che si muove “RIFLESSI”. Con essa vogliamo dare il nostro modesto e personalissimo contributo ad una riflessione che mai quanto oggi risulta a nostro parere, necessaria.

Oggi, con l'avvento e la successiva diffusione delle nuove tecnologie e in particolare con il digitale ci si offre la occasione di dare senso all'utopia. Un senso che è, grazie al codice binario e alla possibilità che esso offre di far confluire più media in un unico medium, il computer. Ed è così che con la multimedialità, il sogno wagneriano della “Gesamtkunstwerk”, dell'opera totale, passa dalla potenza all' essere. Opera totale in cui, come in ”RIFLESSI”, più linguaggi compartecipano alla sinestesi, meta finale tanto auspicata da Baudelaire.

È il digitale la chiave di volta. È il digitale che ha sviluppato e fatto evolvere quel processo di interazione partito agli inizi del secolo scorso con le avanguardie. Sono stati i dadaisti e i futuristi, con l'attenzione che si sposta dall'opera al processo creativo quindi con la teatralizzazione dell' evento artistico, a gettare le basi per le successive ricerche di Fluxus e di Cage che hanno permesso appunto di far evolvere l'estetica dell'interazione in estetica dell'interattività.

L'opera d'arte interattiva quindi passa da costrutto morfo-strutturalmente chiuso, caratteristica della produzione artistica precedente, a costrutto sensibile. L'artista dunque non produce più oggetti finiti ma predispone le condizioni di partenza, così come ci siamo preoccupati di fare con “RIFLESSI”.

Lo spettatore diviene quindi co-autore dell' opera perchè è solo con il suo dialogare con essa che tutto prende forma.